Alpestre Riserva Speciale

40,00

etichetta: Alpestre Riserva Speciale
tipologia: distillato d’erbe
provenienza: Piemonte, Italia
produttore: Italiana Alpestre srl
alc vol.: 49,5%
formato: 70 cl cofanetto legno

3 disponibili

Descrizione

I puristi della classificazione potranno dissentire sostenendo che trattandosi di un prodotto ottenuto da una distillazione d’erbe senza aggiunta di zucchero andrebbe classificato in “Altri Distillati” alla stregua di un gin. La mancanza di zucchero infatti è una delle sue principali caratteristiche e che lo rende diverso da tutti i liquori.
La tradizione popolare, sopratutto piemontese, sede della storica distilleria lo ha sempre visto come un digestivo, moderatamente amaro, ideale per il fine pasto o come corroborante.
A dimostrazione di ciò esistono molte pubblicità che costellavano molti giornali e mensili del periodo.
Il prodotto passo da essere vissuto come disinfettante, anestetico e corroborante, presente in ogni casa per ogni evenienza curativa ad una funzione più moderna legata alla sola digestione.
Ben 34 erbe compongono questo antico rimedio digestivo e curativo elaborato dai frati Maristi nel 1857.
Fra esse compaiono salvia, menta, melissa, finocchietto, lavanda, angelica e tanaceto.
Il metodo produttivo, coperto da un grosso riserbo, è comunque intuibile e simile a quello dei grandi prodotti di tradizione del passato e ricorda quella dell’assenzio di qualità, e della Charteuse.
Si pongono le erbe in infusione idro alcolica nell’alambicco per un periodo segreto, e si distillano con un lento processo.
Il risultato viene nuovamente infuso con alcune erbe, ricche di clorofilla che donano la classica colorazione verde paglierina.
La storia di questo prodotto inizia in Francia, nell’Hermitage, lungo il fiume Gier. A seguito della rivoluzione francese ed ai moti anti clericali i frati decisero, nel 1904, di spostarsi successivamente a S. Giuseppe di Carmagnola, a sud di Torino, dove edificarono un nuovo monastero con annesso un opificio e un campo per la coltivazione in loco della maggioranza delle erbe necessarie alla preparazione del distillato base.
Il rimedio curativo nacque all’interno del monastero in Francia, e fu elaborato da Fra’ Emanuele, il farmacista, che elaborò un distillato d’erbe con successiva infusione, destinato alla cura dei confratelli malati.
Un rimedio ad ampio spettro, con un numero elevato d’erbe come la tradizione dell’epoca imponeva a partire dalla Chartreuse.
Il governo francese, viste le qualità del prodotto, lo volle adottare per la cura dei soldati feriti dalle rudimentali armi da fuoco chiamate archibugi.
Connotazione che lo accompagno per lungo tempo, infatti la sua gradazione alcolica elevata e la mancanza di zucchero lo mantennero per lungo tempo con la funzione di anestetico del dolore ai denti e di disinfettante di ferite. Il Tanaceto, erba fondamentale nella sua composizione, ha infatti doti cicatrizzanti e digestive eccezionali, note fin dall’antichità.
Il suo nome infatti potrebbe derivare dal greco antico e significare “immortale”(a-tanathos, il dio della morte) poichè si pensava che bevendo la rugiada che si posava sui suoi fiori, che avevano una durata superiore alla media, si potessero guadagnare anni di vita.
Il suo utilizzo gli valse il nome “L’Arquebuse dell’Hermitage”, nome che fu abbandonato quando il prodotto “Arquebuse” venne banalizzato con decine di prodotti artigianali fatti con l’erba omonima a scopi digestivi. In Piemonte il nome dialettale del tanaceto è “Archibus” e  con questo nome venivano confezionate molte preparazioni artigianali liquoristiche di minor pregio, nel tentativo di imitare l’originale.
Un’altra motivazione fu il divieto, sotto il ventennio fascista, di chiamare i prodotti con nomi stranieri.
Come accaduto per altri liquori, ad esempio il cherry brandy della Luxardo divenuto “Sangue Morlacco”, nel 1929, anche l'”Arquebuse” divenne “Alpestre”.
Il prodotto era molto presente sul mercato.
Durante tutti gli anni 20 e 30 si contavano decine di pubblicità all’interno di riviste e mensili dove veniva consigliato come rimedio digestivo, curativo e corroborante.
Oggi il prodotto ha perso la connotazione curativa, ma rimane un ottimo digestivo naturale e corroborante grazie ai 44° alcolici.
Esiste anche una versione riserva, invecchiata 10 anni con 49 gradi. Ancora oggi il distillato non viene edulcorato o aromatizzato con prodotti di sintesi. La tradizione continua e non ha ceduto alle tentazioni commerciali seguendo la moda del “dolce” che sembra dilagare fra gli amari.

Informazioni aggiuntive

Peso 3.1 kg

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